martedì 9 marzo 2010

Chemtrails riprese aeree e strane emissioni: da presunta bufala a genocidio di massa?




Non ci sono parole per descrivere quello che vedrete in questi filmati.
Per me, per noi del comitato Tanker Enemy ci sono solo conferme, le ennesime conferme.
Agli scettici ed ai negazionisti una sola domanda: ma come cazzo fate a dire contrails?
Buona visione!!!

Si ringrazia l'utente youtube ferro809 per il materiale video.



lunedì 8 marzo 2010

Iniziativa internazionale contro le scie chimiche

Protestiamo contro le scie chimiche, per mezzo di un'azione sincronizzata. Spegniamo le luci ed i televisori alla stessa ora. Agiamo contro le criminali operazioni note come "scie chimiche".

Leviamo la nostra voce affinché i governi sappiano che siamo al corrente di questa attività distruttiva. Basta con le scie chimiche! Spegniamo le luci.

Ogni domenica, alle 21:00, spegniamo le luci e tutti gli apparecchi della nostra abitazione per un minuto o più. [ PRELEVA QUI IL CODICE DEL BANNER ]

STOP CHEMTRAILS! Turn off the lights

EVERY SUNDAY, AT 09:00 P.M. TURN OFF THE LIGHTS OF YOUR HOUSE AND TURN OFF THE TELEVISION SET FOR ONE MINUTE.

Per la festa della donna

“Il capo del Governo si macchiò ripetutamente durante la sua carriera di delitti che, al cospetto di un popolo onesto, gli avrebbero meritato la condanna, la vergogna e la privazione di ogni autorità di governo. Perché il popolo tollerò e addirittura applaudì questi crimini?
Una parte per insensibilità morale, una parte per astuzia, una parte per interesse e tornaconto personale. La maggioranza si rendeva naturalmente conto delle sue attività criminali, ma preferiva dare il suo voto al forte piuttosto che al giusto. Purtroppo il popolo italiano, se deve scegliere tra il dovere e il tornaconto, pur conoscendo quale sarebbe il suo dovere, sceglie sempre il tornaconto.
Così un uomo mediocre, grossolano, di eloquenza volgare ma di facile effetto, è un perfetto esemplare dei suoi contemporanei.
Presso un popolo onesto, sarebbe stato tutt'al più il leader di un partito di modesto seguito, un personaggio un po' ridicolo per le sue maniere, i suoi atteggiamenti, le sue manie di grandezza, offensivo per il buon senso della gente e causa del suo stile enfatico e impudico. In Italia è diventato il capo del governo. Ed è difficile trovare un più completo esempio italiano.
Ammiratore della forza, venale, corruttibile e corrotto, cattolico senza credere in Dio, presuntuoso, vanitoso, fintamente bonario, buon padre di famiglia ma con numerose amanti, si serve di coloro che disprezza, si circonda di disonesti, di bugiardi, di inetti, di profittatori; mimo abile, e tale da fare effetto su un pubblico volgare, ma, come ogni mimo, senza un proprio carattere, si immagina sempre di essere il personaggio che vuole rappresentare."

Qualunque cosa abbiate pensato, il testo, del 1945, si riferisce a Mussolini...

lunedì 1 marzo 2010

I giornalisti, le scie chimche e la polvere intelligente

dal blog scienzamarcia

Nel suo articolo Ecco la polvere che spia pubblicato sul quotidiano La Repubblica il 31 ottobre 2002, Federico Rampini descrive la polvere intelligente o "smart dust" come un pulviscolo composto di miriadi di microchip.

Di essa egli scrive che:

Il Pentagono la definisce "La tecnologia strategica dei prossimi anni" (...) Il pulviscolo intelligente è fatto di miriadi di computer microscopici. Ognuno misura meno di un millimetro cubo ma incorpora sensori elettronici, capacità di comunicare via onde radio, software e batterie.

Invisibile e imprendibile, la polvere di intelligenze artificiali si mimetizza nell'ambiente e capta calore, suoni, movimenti. Può essere diffusa su territori immensi e sorvegliarli con una precisione finora sconosciuta. Sa spiare soldati standogli incollata a loro insaputa, segnala armi chimiche e nucleari, intercetta comunicazioni, trasmette le sue informazioni ai satelliti.

Dietro la polvere intelligente c'è uno dei più potenti motori del progresso tecnologico americano, la Defense Aduanced Research Projects Agency (Darpa) che è stata all'origine di innovazioni fondamentali, compreso Internet. E' il braccio scientifico del ministero della Difesa (...)

Gli elementi di base della loro costruzione sono i Merns, micro-elactro-mecanical systems. Sono micro-computer che integrano capacità di calcolo, parti meccaniche figlie della nano-robotica, più i sensori elettronici: cioè termometri, microfoni miniaturizzati, nasi e microspie che captano movimenti o vibrazioni. (...) I progressi della miniaturizzazione rendono i micro-apparecchi sempre più affidabili e ne allungano la vita, le batterie possono alimentarsi con le variazioni di temperatura o le vibrazioni. (...) "Il risultato finale sono network invisibili disserninati nell'ambiente - spiega Bruno Sinopoli - che interagiscono fra loro e trasmettono informazioni".

(...) Come sostiene la Darpa la rivoluzione dei microsensori diffusi nell'ambiente "diventerà la primaria fonte di superiorità nei sistemi di armamento". L'obiettivo è dichiarato ufficialmente sul sito Intemet della Darpa www.darpa.mil, perché per lavorare con gli scienziati di Berkeley anche i militari devono adottate certe regole di trasparenza. Si tratta di dispiegare in massa sensori remoti per scopi di ricognizione e sorveglianza del teatro di battaglia".


L'informazióne non è stata divulgata dalla Difesa ma gli scienziati californiani non hanno dubbi: la polvere intelligente ha già fatto la sua prima apparizione su un vero campo di battaglia in Afghanistan, dove gli americani hanno cosparso nubi di smart dust sulle zone più impervie e montagnose. Il prossimo test potrebbe essere l'Iraq dove in caso di intervento militare - e anche molto prima-la polvere intelligente verrà cosparsa dal cielo e finirà mimetizzata nella sabbia del deserto per monitorare spostamenti di truppe, artiglierie o rampe dei missili Scud.


A questo punto restano ben pochi dubbi che questa polvere, tanto intelligente quanto artificiale, e sicuramente non adatta ad entrare in contatto coi sistemi respiratori degli esseri viventi, sia stata realizzata principalmente per scopi militari. Anche se alla fine dell'articolo vengono menzionati gli usi pacifici di tale tecnologia, per costruire una rete di sensori anti-inquinamento e per la prevenzione degli incendi, per disseminare sensori interni alle strutture edili che ne percepiscono le lesioni interne (causate ad esempio dai terremoti), non è detto che queste finalità pacifiche siano poi realmente innocue.

Infatti si legge nella chiusura dell'articolo che ...

Spalmata sui muri con la vernice, una miriade di micro-computer consentirà di auto-regolare la temperatura e la luminosità dell'ambiente in modo da eliminare ogni spreco di energia. Sempre che non finisca per spiare chi in casa ci abita. A finanziare ricerche sulle applicazioni della smart dust con i fondi federali non c'è più solo il Pentagono. Ora è sceso in campo anche un fondo di venture capital che nella Silicon Valley tutti conoscono bene: si chiama In-Q-Tel ed è una filiale della Cia.

Letto questo articolo magari qualcuno si chiederà come mai, a sette anni e mezzo di distanza, nel sito di wikipedia si parli ancora della polvere intelligente come di un progetto ancora lontano dalla sua possibile realizzazione pratica. Ma sappiamo bene che wikipedia è uno strumento in mano alle élite governative, che lo utilizzano per distorcere la realtà; abbiamo già visto infatti che su tale scandaloso sito vengono sfacciatamente negate le responsabilità governative negli attentati di Londra e dell'11 settembre, nonché l'esistenza delle scie chimiche.

Dal momento che con le scie chimiche vengono diffuse anche queste terribili nanostrutture sensoriali, come dimostrano gli studi della dottoressa Staninger, è facile capire perchè ciò che è ormai da tempo una realtà tecnologica venga ostinatamente considerato inesistente.

La Staninger ha fa rintracciato nei filamenti estratti dalle ferite dei malati di Morgellons (del tutto analoghi ai polimeri rilasciati con le scie chimiche) delle nanostrutture con un segmento d'oro. Sia la nota tossicologa californiana sia la giornalista indipendente Carolin Williams Palit hanno correlato la luce ultravioletta alla capacità dei nanotubi di autoassemblarsi. Alcune delle loro scoperte vengono confermate da un recente articolo (sulle nanotecnologie per rimuovere l'inquinamento) comparso su Le scienze ove si legge


(...) si è riusciti infatti a mostrare come sottili particelle di metallo e carbonio possano intrappolare goccioline di petrolio nell'acqua che si autoassemblano a decine di milioni per formare minuscole sacche sferiche. Inoltre, gli studiosi hanno trovato che la luce ultravioletta e i campi magnetici potrebbero essere utilizzati per orientare le nanoparticelle, determinando un capovolgimento delle sacche e il rilascio del loro carico, una caratteristica che potrebbe essere utile anche per la somministrazione di farmaci.

(...) in principio venivano utilizzati nanotubi di carbonio a cui venivano collegati corti segmenti di oro. Ma, secondo Ajayan, con l'aggiunta di vari altri segmenti, di nichel o di altri materiali, i ricercatori possono creare nanostrutture effettivamente multifunzionali. La tendenza di questi nanobastoni ad assemblarsi in miscele acqua-olio è dovuta alla proprietà di avere l'estremo di oro idrofilo e l'estremo in carbonio idrofobo.


Più avanti potete leggere la traduzione di un articolo comparso sull'edizione on line del New York Times ove viene confermato che i progressi nella miniaturizzazione nanotecnologica permettono alle nanostrutture sensoriali di ricaricarsi assorbendo energia dalle onde elettromagnetiche dell'ambiente circostante.

E' quindi facile ipotizzare che l'irradiazione costante ed eccessiva di onde elettromagnetiche (antenne per la telefonia mobile e per i wi-fi, più altre antenne nascoste dedicate a scopi non certo umanitari) è funzionale alla diffusione delle scie chimiche. La sinergia tra scie ed onde elettoromagnetiche è molto probabilmente dedicata ad un sofisticato progetto di manipolazione delle coscienze e controllo mentale (non si spiegherebbe altrimenti come 6 miliardi di persone possano permettere senza protestare che il sole venga cancellato e l'aria ammorbata dai prodotti chimici dispersi tramite le scie degli aerei) ma forse anche ad un progetto ancora più nefasto (ed oscuro) di manipolazione genetica (come dimenticare che le frequenze dei telefonini alterano il DNA?) tesa a trasformare la razza umana con ibridazioni tecnologiche.

Ovviamente la notizia che viene diffusa tramite l'articolo de Le Scienze serve anche a disinformare sulle reali finalità di queste tecnologie militari ed a fornire una copertura; si potrà sempre attribuire ipocritamente la scoperta di tali nanostrutture nell'ambiente a delle operazioni di bonifica, sebbene in realtà la diffusione delle nanotecnologie è un "rimedio" peggiore del male che si finge di voler combattere.

Anche l'articolo del NY. Times assolve in parte a queste finalità; se da una parte in esso si parla della polvere intelligente come di qualcosa di ancora futuribile, d'altra parte si insiste sulle applicazioni positive di tali tecnologie, cercando di convincere le persone che la diffusione di "milioni di milioni" di nanosensori nell'aria che respiriamo possa portare alla fine un beneficio, e facendoci credere persino che possa essere normale in futuro trovare sensori negli alimenti che ci informano quando essi deperiscono.

La realtà è un'altra, ormai queste odiose nanoparticelle hanno permeato l'aria che respiriamo, l'acqua che beviamo ed il cibo che ingeriamo, contribuendo all'aumento di malattie degenerative, croniche e mortali.

Ben sapendo quello che c'è dietro questa sporca storia, una lettura critica del seguente articolo risulta molto illuminante; basti tenere presente che quasi tutto ciò che in tale articolo viene considerato come futuribile o fattibile in realtà è stato già realizzato, come mostra l'articolo di F. Rampini risalente a ben sette anni e mezzo addietro.



Traduzione dell'articolo Smart Dust? Not Quite, but We’re Getting There pubblicato sull'edizione online del New York Times il 30 Gennaio 2010.


Polvere intelligente? Non ancora ma ci stiamo arrivando

di STEVE LOHR

Nell'informatica la visione precede la realtà di una decina d'anni o anche più (...)

Anni fa, alcune persone entusiaste hanno predetto l'arrivo della “polvere intelligente” (smart dust) — minuscoli sensori digitali, dispersi in tutto il mondo, capaci di raccogliere ogni sorta di informazioni e di comunicare con potenti network di computer [computer collegati in rete - N.d.T.] per monitorare, misurare e comprendere il mondo fisico in una nuova maniera. Ma questa intrigante visione sembrava tirata fuori dal mondo della fantascienza.

La polvere intelligente, di sicuro, resta qualcosa di là da venire. Ma il circolo virtuoso della tecnologia relativa a oggetti sempre più piccoli, veloci ed economici ha raggiunto il punto in cui gli esperti affermano che i sensori potranno presto essere abbastanza potenti da essere l'equivalente di minuscoli computer. Alcuni ambiziosi progetti di ricerca sui sensori fanno intuire in che direzione stanno andano le cose.

L'anno scorso la Hewlett-Packard ha iniziato un progetto che essa ha denominato ambiziosamente “Sistema Nervoso Centrale per la Terra,” un'iniziativa da svilupparsi nel corso di dieci anni per collegare fino a un milione di milioni di sensori-spillo intorno al globo. I ricercatori della H.P., combinando competenze nel campo dell'elettronica e sella nanotecnologia, hanno annunciato a Novembre di aver sviluppato sensori con accelerometri 1000 volte più sensibili dei rivelatori di movimento commerciali utilizzati nei regolatori dei video game Nintendo Wii ed in alcuni smartphone.

L'utilizzo di accelerometri nei prodotti commerciali porta a dei cambiamenti nei costi dei sensori, nota Peter Hartwell, da lungo tempo ricercatore nei laboratori della H.P. Negli anni '80 si è iniziato ad utilizzare gli accelerometri nelle automobili, per rilevare gli scontri in modo da far gonfiare gli air bag. Questa era un'applicazione specializzata e costosa della rilevazione del moto. Ma i sensori economici di oggi, afferma Mr. Hartwell, stanno aprendo la porta ad un utilizzo diffuso, collegando il mondo fisico ai computer come mai era successo prima.

Per ciò che riguarda desktop e centri di elaborazione dati il potere di computazione progredisce inesorabilmente. “Ma è ancora come se il computer fosse un cervello che è cieco sordo e muto rispetto all'ambiente che lo circonda,” dice Mr. Hartwell. “Quello che sta per fare la rivoluzione dei sensori è proprio eliminare questa frattura.”

“La polvere intelligente - ha osservato Joshua Smith, capo ingegnere presso gli Intel Labs di Seattle – per ora è impossiible da realizzare perché senza batterie al momento non funziona. Ma presto questa barriera sarà superata. In futuro, infatti, verranno realizzati sensori intelligenti che potranno gestire volumi di dati ancora più grandi a parità di consumi”.

Sensori muniti di microchip possono essere progettati per monitorare e misurare non solo il movimento, ma anche la temperatura, la contaminazione chimica o i cambiamenti biologici. Le applicazioni per l'informatizzazione basata sui sensori, affermano gli esperti, includono edifici che che gestiscono da soli il proprio utilizzo di energia, ponti che controllano il movimento e la fatica del metallo [sollecitazioni e deformazioni ripetute sulle strutture metalliche possono portare al cedimento - N.d.T.] per segnalare agli ingegneri quando hanno bisogno di essere riparati, autovetture che tracciano gli schemi del traffico e segnalano i buchi nella pavimentazione stradale, carichi di frutta e verdura che segnalano ai negozianti quando maturano ed iniziano ad andare a male.

L'esaurimento dell'energia di alimentazione è stato a lungo il tallone d'Achille dell'informatizzazione basata sui sensori. La polvere intelligente, ha osservato Joshua Smith, un ingegnere capo dei laboratori dell'Intel di Seattle, risultava impossibile perchè i sensori intelligenti avevano bisogno di batterie. Invece che piccoli come un granelli di polvere, egli dice, i sensori sarebbero stati della grandezza dei pompelmi.

Ma l'ostacolo dell'alimentazione, afferma Mr. Smith, si sta rapidamente assottigliando. Progressi nei chip per i sensori stanno portando ad un prevedibile e rapido progresso nella quantità di elaborazione dati che può essere effettuata per unità di energia. Questo, egli dice, aumenta i potenziali carichi di lavoro che i sensori possono gestire e le distanze sulle quali essi possono comunicare — senza batterie.

Alla Intel, Mr. Smith sta portando avanti una ricerca sui sensori che si basa sulla tecnologia commercialmente disponibile per gli RFID (per l'identificazione a distanza) aggiungendo un accelerometro ed un chip programmabile, il tutto in un blocco dell'ordine di grandezza dei millimetri. La sua energia, spiega, può venire o da un lettore a radio-frequenze, come negli RFID, o dalle emissioni energetiche sotto forma di onde elettromagnetiche emesse da parte della televisione, delle radio in FM e dei network connessi con tecnologia senza fili (WiFi ); a riguardo di quest'ultima cosa, egli aggiunge, la Intel sta sviluppando “circuiti che raccolgono energia [dall'ambiente]”.

“La capacità di eliminare le batterie per questi sensori porta la visione della polvere intelligente più vicina alla realtà” afferma Mr. Smith.

In questo modello di informatizzazione i sensori sono dei servitori. Essi esistono per generare dati. E più sensori ci sono, migliore è la qualità dei dati. Una volta estratti ed analizzati, dati migliori dovrebbero permettere alla gente di prendere decisioni migliori su cose molto differenti tra di loro come la politica energetica ed la commercializzazione dei prodotti.

Se l'informatizzazione basata sui sensori decollerà, essa darà luogo alla domanda di una grande quantità di tipologie di hardware e software per registrare, processare e ricercare all'interno dei nuovi oceani di dati delle pepite di conoscenza utile. Questo potrebbe essere quindi una manna dal cielo per il business, con la fondazione di quello che gli analisti chiamano “l'internet delle cose.”.

“Sembra quasi come l'inizio di internet,” dice Katharine Frase, vice presidente per le tecnologie emergenti del settore ricerca dell' I.B.M. “Potete vedere che l'informatica dei sensori sta per diventare importante ed utile, ma non è possibile sapere in anticipo come essa trasformerà le cose.”

I recenti progressi nei sensori indipendenti possono essere impressionanti, ma alcuni ricercatori stanno seguendo una strada differente. “Abbiamo già distribuito in maniera massiccia dei sensori senza fili — sono chiamati telefoni cellulari ” spiega Deborah Estrin, una scienziata dei computer dell'Università della California, Los Angeles.

Ms. Estrin ed i suoi colleghi al Centro universitario per il monitoraggio con Sensori Collegati in Rete [Center for Embedded Networked Sensing] ha sviluppato diversi progetti che utilizzano i cellulari e la gente nell'analisi e nella raccolta di dati. I cellulari, essi affermano, sono strumenti versatili per raccogliere dati e stanno diventando continuamente più potenti — con telecamere, GPS, accelerometri e connettività ad internet. Il loro lavoro è all'avanguardia in un campo emergente chiamato uso partecipatorio dei sensori.

Un progetto comporta la raccolta di dati sul viaggio, il tempo e la posizione, ovvero il loro inserimento su appositi database sul Web per calcolare l'impatto ambientale su una singola persona e la sua esposizione agli agenti inquinanti (peir.cens.ucla.edu). Un altro progetto, in cooperazione col Servizio dei Parchi Nazionali (National Park Service), utilizza un'applicazione degli smartphone per identificare, fotografare e monitorare l'avanzamento di piante infestanti, come la Phalaris Aquatica (Harding grass) e la cicuta, che possono soppiantare le specie locali e minare la biodiversità (whatsinvasive.com).

Ancora un'altra applicazione è quella di Twitter per i dati segnalati dalle persone stesse sulla vita di ogni giorno (your.flowingdata.com) (...) L'uso più comune (...) è stato quello di monitorare la salute personale — abitudini alimentari, peso, pressione sanguigna, livello di glucosio nel sangue ed gli orari del sonno.

Il cellulare è un compagno costante, immediato ed intimo, sempre lì per informarti, ricordarti ed avvisarti. (...) “La potenzialità di aiutare la gente ad operare dei cambiamenti del comportamento ed a migliorare la propria salute è enorme” afferma Ms. Estrin.

mercoledì 24 febbraio 2010

Milano: disastro ecologico nel Lambro per il petrolio fuoriuscito da una fabbrica

Propongo un articolo tratto da repubblica.it, sul recente disastro ambientale nel bacino del lambro...


"Atto doloso", è la prima valutazione. Ed è giallo sulla quantità finita in acqua
Un disastro serio, le cui proporzioni non possono essere al momento valutate, ma il cui impatto con l'ambiente ha già provocato conseguenze visibili: per esempio anatre e germani morti nel fiume Lambro al confine con Milano. E in più, quella che appare al momento una certezza: il dolo. E' questa, in sintesi, la lettura dello sversamento di migliaia di metri cubi di gasolio e petrolio combustibile che si è verificato nei depositi della raffineria Lombarda Petroli di Villasanta, vicino a Monza.

"Disastro ambientale". "Un grave disastro ambientale, conseguenza di un atto criminale ma anche di colpevoli trascuratezze da parte dell' azienda": sono le parole del presidente della Provincia di Monza e della Brianza, Dario Allevi, e dell'assessore regionale all'Ambiente, Massimo Ponzoni. Secondo i primi accertamenti della polizia provinciale, non c'è alcun dubbio che la fuoriuscita degli idrocarburi da tre serbatoi sia stata dolosa. Ma è anche certo che l'azienda non ha collaborato. Opponendo anzi, almeno nelle prime fasi dopo la scoperta del disastro, una certa resistenza all'accertamento dei fatti, cosa che ha ritardato i primi interventi.


Il blitz nella notte. Sono state, quasi sicuramente, persone che sapevano come operare sui macchinari, che hanno aperto le valvole da cui hanno cominciato a uscire tonnellate di gasolio e oli combustibili. La fuoriuscita è iniziata intorno alle 4 del mattino e gli idrocarburi hanno iniziato a defluire nei condotti fognari cha passano sotto i depositi. Alle 7.30 i tecnici del depuratore di Monza hanno notato che dalle fogne arrivava all'impianto una grande quantità di olio combustibile. Risaliti all'origine, hanno avvertito la Protezione civile e si sono recati immediatamente alla ex raffineria (ora adibita a deposito).

I primi interventi. Secondo una prima ricostruzione, i dipendenti non li hanno lasciati entrare, però, dicendo cha stavano provvedendo ad arginare la perdita e hanno mantenuto lo stesso atteggiamento fino all'arrivo dei carabinieri e poi dei vigili del fuoco e delle altre forze dell'ordine interessate dalla natura del disastro: polizia provinciale, Corpo forestale dello Stato e guardia di finanza. Nel frattempo la marea nera aveva invaso il depuratore di Monza e si era riversata nel fiume Lambro.


La moria di animali. Una macchia nera e oleosa, lunga chilometri, ha attraversato i comuni a sud di Monza per poi devastare il Parco Lambro di Milano, dove alcune anatre e germani reali sono stati ripescati letteralmente ricoperti di bitume o morti, per continuare la sua corsa attraverso la provincia di Lodi dirigendosi verso Cremona e il Po. In prefettura a Milano è stata istituita un'unità di crisi che si è messa in contatto con l'autorità di bacino per coordinare gli interventi.

L'intervento a Monza. A Monza, intorno alle 11.30, la fuoriuscita di idrocarburi dai serbatoi è stata bloccata e contemporaneamente è stata arginata anche la perdita degli oli dal depuratore, convogliandoli tutti in un'unica grande vasca. Sono quindi iniziate le stime dei danni: le valutazioni sulla quantità di idrocarburi sversati, dapprima indicata sui 15 mila metri cubi, è stata subito ridimensionata dall'azienda, che ha parlato di 2mila 500 metri cubi. Un dato troppo discorde con le prime valutazioni dei tecnici. Con ogni probabilità la quantità effettiva potrebbe essere tra i 5mila e i 7mila metri cubi.

Il giallo della quantità. E qui i tecnici della Protezione civile regionale hanno riscontrato un'anomalia. Esattamente un anno fa la Lombarda Petroli aveva fatto domanda per uscire dall'elenco delle aziende a rischio soggette alla cosiddetta "normativa Seveso", che vincola gli impianti a particolari norme di manutenzione e sicurezza. Ma per far questo aveva dovuto dichiarare che la quantità di materiale stoccata non era superiore ai 2mila 500 metri cubi: a quanto pare, molto meno di quanto effettivamente fosse. L'area della Lombarda Petroli è destinata a un progetto di riqualificazione e lottizzazione, in parte già avviato sui terreni dell'ex raffineria. Anche l'attività di deposito avrebbe dovuto cessare l'attività a breve per essere poi sottoposta a bonifica.

La bonifica. Una bonifica che ora dovrà essere ben più pesante. E questo potrebbe gettare una luce nuova sui possibili moventi, tra cui non è esclusa una qualche forma di vendetta. Intanto resta la considerazione di Legambiente su quanto accaduto: "Un disastro ambientale senza precedenti per l'ecosistema del fiume Lambro, che ne pagherà a lungo le conseguenze".

Danni all'ecosistema:
I danni causati agli ecosistemi dagli sversamenti di petrolio dipendono da molti fattori tra cui vi sono la quantità, le caratteristiche del petrolio stesso e la sua distribuzione.
Quest'ultima dipende spesso da fattori incontrollabili come i venti o le correnti.
Le caratteristiche chimico-fisiche del petrolio ne determinano la tossicità.
Il petrolio è costituito da un miscuglio di idrocarburi che sono suddivisi nelle seguenti classi:
1) Idrocarburi saturi (alcani, paraffine)
2) Idrocarburi insaturi (alcheni, olefine)
3) Idrocarburi aromatici, tra cui gli IPA (Idrocarburi aromatici policiclici)
4) Cicloparaffine.

A differenza degli altri idrocarburi, tutti gli idrocarburi aromatici sono tossici. In particolare gli IPA sono gli idrocarburi del petrolio più pericolosi per la vita, a causa della loro azione cancerogena.
Altri fattori molto importanti sono le condizioni dell'ambiente, come la salinità, la temperatura dell'acqua e il tipo di costa. Questi fattori influiscono sugli effetti sull'habitat, ma anche sulle procedure di clean-up.
Vi sono infine le caratteristiche biologiche rappresentate cioè dagli organismi che vengono colpiti dal fenomeno.
Queste caratteristiche comprendono la specie, la fase del ciclo vitale (larvale, giovanile o adulto) e la taglia.
La criticità della specie è legata alle caratteristiche della stessa ma anche alla sua funzione e posizione nella catena alimentare.

Fonti: repubblica.it ; fondazionemichelagnoli.it

sabato 20 febbraio 2010

I cellulari causano tumori cerebrali


Traduzione dell'articolo Cellphones Cause Brain Tumors, Says New Report by International EMF Collaborative pubblicato il 25 agosto 2009 sul sito www.businesswire.com.

BERKELEY, California, & SUTTON COLDFIELD, Inghilterra - Un nuovo rapporto “Cellulari e tumori cerebrali: 15 ragioni per preoccuparsi, Scienza, Manipolazione e la Verità dietro Interphone” (Cellphones and Brain Tumors: 15 Reasons for Concern Science, Spin and the Truth Behind Interphone) è stato pubblicato oggi da un gruppo internazionale di attivisti che si occupano di radiazioni elettromagnetiche. Fra i gruppi affiliati che hanno collaborato alla stesura del rapporto vi sono il Powerwatch ed il Radiation Research Trust britannici, e gli statunitensi EMR Policy Institute, ElectromagenticHealth.org e The Peoples Initiative Foundation. leggi il rapporto e le note degli scienziati che hanno avvallato il rapporto [in inglese].

Tale rapporto discute la ricerca sul rapporto tra i cellulari ed i tumori cerebrali concludendo che:

* C'è il rischio di sviluppare tumori cerebrali a causa dell'uso di telefoni cellulari
* Gli studi finanziati dalle Telecom sottostimano il rischio di tumori cerebrali
* I bambini hanno una maggiore probabilità degli adulti di sviluppare tumori cerebrali

Lo studio Interphone, iniziato nel 1999, aveva come intento quello di determinare il rischio di insorgenza dei tumori cerebrali, ma la sua pubblicazione integrale è stata ritardata e rinviata per anni. Le parti di questo studio pubblicate fino ad ora rivelano quello che gli autori [coloro che criticano la serietà dello studio Interphone - N.d.T.] definiscono una ‘sistematica alterazione dei dati’, che sottostima notevolmente il rischio di tumori cerebrali.

I vizi strutturali includono la definizione dei soggetti che hanno utilizzato telefoni portatili (che emettono le stesse radiazioni a micro-onde dei cellulari) come ‘non esposti’; l'esclusione di molti tipi di tumori [dei quali lo studio non ha conteggiato i casi, di modo tale che venisse sottostimato ovviamente il conteggio totale - N.d.T.]; l'esclusione delle persone che erano morte, o che erano troppo ammalate per essere intervistate a causa del tmore cerebrale di cui soffrivano; ed esclusione [dal conteggio dei casi di tumore] dei bambini e dei giovani, che sono i più vulnerabili.

Il dottor Ronald B. Herberman, MD, Direttore Emerito dell'Istituto dei Tumori dell'Università di Pittsburgh ha affermato:

“Basandomi sulle prove sostanziali, provenienti specialmente da studi indipendenti dalle aziende, che l'esposizione duratura alle radiofrequenze può portare all'aumento del rischio di sviluppare tumori cerebrali, lo scorso anno ho emanato una raccomandazione precauzionale alla facoltà ed al personale dell'Istituto dei Tumori dell'Università di Pittsburgh.

Da allora la mia particolare preoccupazione sull'esposizione dei bambini alle radiofrequenze é stata supportata da un rapporto del Dr. Lennart Hardell. Alcuni dei miei colleghi scientifici hanno espresso scetticismo sugli effetti biologici riportati, specialmente riguardo al danneggiamento del DNA causato dalle radiofrequenze, a causa dell'assenza di un meccanismo molecolare noto che potesse spiegare il fenomeno.

Tuttavia, basandomi sul principio di precauzione, io credo che sia più prudente prendere sul serio i rapporti provenienti da diversi ricercatori che affermano che le radiofrequenze possono danneggiare il DNA ed aumentare il rischio di tumori cerebrali, e credo che le agenzie indipendenti dalle aziende farebbero meglio a procurarsi i fondi necessari ad effettuare ricerche approfondite sulle basi molecolari di tali effetti.”

Lloyd Morgan, autore di rilievo e membro della Bioelectromagnetics Society (Società Bio-elettromagnetica) afferma:

“L'esposizione alla radiazione dei cellulari è il più grande esperimento mai realizzato sulla salute umana, senza consenso informato, ed ha circa 4 miliardi di persone iscritte.

La scienza ha mostrato l'aumento di rischio di insorgenza di tumori cerebrali causati dall'utilizzo di cellulari, così come per i tumori all'occhio, alle ghiandole salivari, ai testicoli, per i linfomi non-Hodgkin e per la leucemia.

I cittadini devono essere informati.”

Gli scienziati internazionali che sostengono “Cellulari e tumori cerebrali: 15 ragioni per preoccuparsi, Scienza, Manipolazione e la Verità dietro Interphone,” sono Ronald B. Herberman, MD, Direttore Emerito dell'Istituto dei Tumori dell'Università di Pittsburgh; David Carpenter, MD, direttore dell'Istituto per la Salute e l'Ambiente dell'Università di Albany; Martin Blank, PhD, Professore associato di Fisiologia e Biofisica Cellulare dell'Università della Columbia; Professor Yury Grigoriev, Presidente del Comitato Nazionale Russo per la protezione dalle radiazioni non-ionizzanti, e molti altri.



Contatto statunitense: Lloyd Morgan - Tel: +01 510 841 4362 - E-mail: bilovsky(at)aol.com

Contatato britannico: Alasdair Philips - Tel: +44 (0)1353 778422 - E-mail: alasdair(at)powerwatch.org.uk

sabato 30 gennaio 2010

Piccoli grandi dubbi sull'aggressione a Berlusconi

Qualche settimana fa, avevo proposto un articolo, ripreso da un altro blog, nel quale si ipotizzava che l'aggressione a Berlusconi avvenuta a Milano fosse stata orchestrata a tavolino come un evento mediatico per spostare l'attenzione dalle sconvolgenti rivelazioni del pentito Spatuzza (che nel frattempo sono state considerate attendibili), viste le numerose incongruenze e le modalità assai particolari con cui uno dei cameramen, le persone della scorta e lo stesso Silvio Berlusconi, agirono quel giorno. E non solo.

Vi propongo dunque, nel caso non l'abbiate ancora visionato, un ottimo video che sintetizza il tutto. Buona visione e tenetevi forte!